Del Piero, ventidue anni dal debutto: il mito resta intramontabile

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Ventidue anni. Riuscite a crederci? Ale Del Piero era un ragazzino troppo magro e troppo talentuoso, quella Juve invece già tra le più vincenti di sempre. Niente ’10’, allora: spettava a Roby Baggio. E niente prime pagine: se non per quei piccoli ritagli che la madre ha poi messo nell’album dei ricordi.

Se ne parlava bene, in quel 1993 fatto praticamente di sogni. Di quel ragazzino preso dal Padova che tanto piaceva a Boniperti: il presidente lo visionò personalmente, innamorandosene perdutamente. Poi gli fece firmare un contratto in bianco: era il primo da professionista per Alessandro, l’inizio di una lunga serie. Finché poi non giunse quel 12 settembre 1993, con Ale che si ritrovò seduto in panchina. Non immaginava di dover entrare in campo, né lo sognava. E invece al settantacinquesimo Ravanelli viene richiamato, e Del Piero deve indossare in fretta la sua maglia numero 16: davanti ha Vialli e Baggio, ma la sua disinvoltura conquista tutti.

Ventidue anni, generazioni passate a divertirsi sotto i colpi di Pinturicchio. Ventidue anni, e la sola Juve che ha conquistato i suoi giorni ed il suo amore. Oggi, in fondo, è come se fosse il suo compleanno: perché quel giorno è nato un fuoriclasse, perché quel giorno il calcio italiano ha scoperto una delle sue massime espressioni. E quindi auguri, Ale. Sono stati momenti indimenticabili.

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