Allegri, il misurino del farmacista e la forma che deve arrivare

Allegri, il misurino del farmacista e la forma che deve arrivare


Nelle prime due giornate di campionato Allegri ha schierato una formazione che per molti è stata anomala. Nessuno o quasi dei nuovi acquisti in campo nonostante parecchie defezioni per infortunio, con l’eccezione del solo Mandzukic, peraltro apparso come uno dei meno brillanti in entrambe le uscite, e di Dybala insieme al croato alla seconda contro la Roma. La stessa cosa era successa in Supercoppa contro la Lazio: anche in quella circostanza l’unico neo acquisto titolare era sempre super Mario. Ma al contrario di Shangai, dove dopo essersi mangiato un gol ne aveva segnato uno bellissimo e decisivo oltre ad aver sfoderato una grande prova, nelle prime due di campionato le prestazioni dell’attaccante slavo sono state sotto tono, così come quelle con la sua nazionale in occasione delle partite di qualificazione agli Europei 2016 di Francia, facendo scattare qualche piccolo campanello di allarme. C’è però da dire che era dai tempi di Vieri e Ravanelli che la Juve non aveva un attaccante così possente in avanti, di quelli che come si dice in gergo “ci mettono un po’ ad entrare in forma”, perché la massa è tanta e i muscoli da rodare più lenti e imballati. Llorente poteva somigliarci, ma la struttura fisica di Nando era effettivamente diversa così come il modo di giocare, e Trezeguet era tutt’altra cosa. Quindi diamogli tempo, stiamo parlando di uno dei migliori bomber europei in circolazione.

Le critiche più grosse sono però arrivate ad Allegri per non aver schierato dal primo minuto Dybala né contro la Lazio né contro l’Udinese (con la Roma è stato quasi “costretto” per la forma non perfetta di Morata e per il fuggitivo Coman, che altrimenti forse sarebbe stato ancora titolare al suo posto) così come altri dei nuovi acquisti tra cui Cuadrado e lo strapagato Alex Sandro. “Ma come, la Juve ha pagato un giocatore 40 milioni e lo tiene in panchina?”. Secondo Allegri non era ancora pronto, e non possiamo sindacare il suo giudizio dato che lui lo vede tutti i giorni in allenamento. Non dimentichiamo che stiamo parlando di un ragazzo di 20 anni che arriva da una realtà come il Palermo, che con tutto il rispetto per la società di Zamparini non può essere paragonata al mondo Juve. E’ inevitabile che abbia bisogno di calarsi nella realtà e nella parte, capendo i movimenti dei compagni anche da fuori prima che in campo, come quei bimbi che iniziano a parlare tardi ma che ascoltano, ascoltano e ascoltano e quando iniziano hanno un vocabolario pazzesco.

Non dobbiamo poi dimenticare dell’incredibile lavoro svolto dal Mister lo scorso anno su Alvaro Morata, che oltretutto condivide con Dybala la giovanissima età ma che a differenza dell’argentino arrivava da uno dei top club del mondo. Noi che abbiamo un po’ di memoria storica ricordiamo scene molto simili quando a inizio stagione 2014-2015 il rampollo spagnolo sedeva comodamente in panchina a guardare Tevez e Llorente da spettatore non pagante e le inevitabili critiche “ma come, la Juve paga Morata al Real 22 milioni e lo lascia in panchina?”. Il percorso poi lo abbiamo tutti sotto gli occhi: i primi tempi entrava e sembrava un ragazzino da svezzare, corse arruffate, risse sfiorate, poca concretezza ma tanta voglia di fare. Da marzo in avanti, un cecchino infallibile oltre che un uomo squadra, su cui la Juve quest’anno potrà contare tantissimo. Ha eliminato quasi da solo il Borussia e il Real, ha segnato in finale contro il Barcellona, ha portato a termine una maturazione e una crescita pazzesche. Questo merito ad Allegri va riconosciuto, anche da parte di tutti quelli che sostengono che abbia vinto solo per aver ereditato la squadra da Conte. Conte che peraltro aveva fatto lo stesso lavoro con Llorente alla prima stagione, tenendolo spesso in panchina nei mesi autunnali per poi sfruttarne l’esplosione da dicembre in poi. Ma faceva meno rumore perché Fernando era arrivato a parametro. Riprendendo un concetto che avevamo già espresso l’estate scorsa al criticatissimo arrivo del Mister a luglio, lasciamolo lavorare. Ha fatto vedere di essere capace e di saperci fare, portando in dote il triplete nazionale che comprende la decima Coppa Italia e una finale assolutamente inattesa di Champions League.

Allegri ha dimostrato di saper dosare da buon farmacista le forze dei suoi, e che il misurino nelle sue mani è ben calibrato. Quando reputerà che Dybala, Hernanes, Sandro, Cuadrado, Rugani e compagnia cantante saranno pronti, li farà giocare senza timori e senza paura che possano sfigurare, perché saranno perfettamente inseriti nel suo meccanismo.

 

Dario Ghiringhelli (@Dario_Ghiro)

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