A che ora è la fine del mondo? Peccato non sia ancora finita

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Fine del mondo in mondovisione. Sì, a prima vista sembrerebbe vivere una canzone di Ligabue. Con qualche piccola differenza, però. Nessuno, al momento, pare abbia battuto record di autogol. E, soprattutto, qui non esistono affatto “festival del dolore” come da testo riportato nel brano. In “A che ora è la fine del mondo?“, l’autore profila scenari apocalittici fantasiosi, iroinici e – sotto certi aspetti – anche veritieri. Mezza Italia, dopo i primi due turni di campionato, pregusta già la testa della Juventus su un piatto d’argento. Gode tremendamente. Forse pure esagerando, ma questi sono altri discorsi. Sembra che tutto il timore reverenziale nei confronti dell’attuale formazione campione d’Italia (e vice regina d’Europa, ricordiamolo) sia svanito nel nulla.

Ora, si perdoni la domanda un tantino diretta. Signori, ma stiamo scherzando? Bastano davvero due partite a stabilire la reale forza di una squadra? Chi pensa ciò, dovrebbe rivedere le proprie posizioni. Perché nel calcio, niente è mai definitivo. Coloro i quali affermano di amare tale sport, lo sanno benissimo. Qualunque allenatore inoltre, davanti alla perdita di tre “vertebre” tecnico-tattiche fondamentali, avrebbe potuto incontrare delle difficoltà notevoli ad inizio cammino. Pertanto, pieno sostegno a mister Allegri.

Pirlo, Tevez e Vidal rappresentavano il cuore del gioco bianconero nelle passate stagioni. Cosa vi aspettavate? Pensavate davvero di trovare una “Vecchia Signora” subito bell’è collaudata dopo nemmeno due mesi di convivenza? (quesito rivolto tanto agli anti-juventini, quanto ai supporters scoraggiati). Pogba deve ancora entrare nell’ottica del “10”. Marchisio smaltirà a breve un infortunio improvviso. I nuovi arrivi poi hanno bisogno di adattarsi. Purtroppo, occorre cancellare – ed in fretta – l’immagine mentale del Tevez che, grazie alle sue qualità, appena accasato in campo dispensa giocate, gol e numeri d’alta scuola. Quell’era è finita. Quei giorni, finiti. Archiviati.

Spiace dirlo in maniera così dura, eppure non v’è altro modo per farlo comprendere ai più nostalgici. Siamo di fronte ad una nuova era. I cicli vincenti appaiono, ad oggi, ricordi agrodolci, sebbene appena 180 minuti racimolino troppi pochi indizi. Magari le partenze “a razzo” di Roma e Inter, alla lunga, si riveleranno solo fuochi di paglia. Chi lo sa? Chi può dirlo? A settembre – mese del “ricominciare” per antonomasia – nessuno.

Qual è, dunque la vera fine del mondo? Sicuramente l’intramontabile stile-Juve, dentro e fuori dal rettangolo verde. Ci vuole speranza, ottimismo, fiducia nell’operato della società di Corso Galileo Ferraris e, concludendo, un monito. Che, all’occorrenza, diventa hashtag: fino alla fine, forza Juventus (#finoallafine).

Paolo Panico