LE AVVERSARIE – Borussia Mönchengladbach, fascino e storia: può sorprendere

Il Mönchengladbach sta al girone come Cenerentola sta alle favole: è sempre lì, quasi stenta. Poi però irrompe e sorprende tutti. È che rigenerarsi è tipico dei tedeschi. Ma pare che il Borussia sia venuto al mondo per stupire. O meglio: per ritornare a stupire. Dopo la caduta nel 2007, subito la risalita: c’è voluto un po’ prima di raggiungere palcoscenici e prime pagine, ma la stagione del 2012 rappresenta un piccolo solco nella storia del calcio. Dal sedicesimo posto dell’anno precedente, al quarto con vista sull’Europa League: come fai a non credere nelle favole? Lucien Favre, svizzero, che si scioglie come un bambino: l’anno successivo arrivò agli ottavi europei, promettendo a se stesso di riprovarci. Ancora e ancora. Finché non è arrivato il terzo posto della scorsa stagione: gli ha strappato quasi una lacrima. Asciugata all’istante. Perché lui, sempre tutto d’un pezzo, pensava già alla stagione che ha appena inaugurato, la quinta all’ombra del Borussia-Park: sarà la sua prima Champions League con la propria creatura.

IL GIOCO – Favre? Italianeggia alla grande. Perché il suo è un 4-4-2 che evoca dolci ricordi, ma che allo stesso tempo può risultare pericoloso in determinate zone nevralgiche. Sugli esterni, ad esempio: a sinistra Hermann fa il bello ed il cattivo tempo (non a caso già nel giro della selezione campione del mondo), mentre Traoré nasce seconda punta e si ritrova da esterno con spirito estremo di sacrificio. Ah, come se non bastasse: davanti c’è un bomber vero. È Drmic, ex Leverkusen col vizietto da centravanti vero: quello dei gol. Alle sue spalle, il piccolo Hazard: talento purissimo e propensione naturale all’assist. Insomma: se girano Xhaka (obiettivo dell’Inter) e Tindl a centrocampo, potrebbero esserci guai seri. Ecco: viriamo allora sui punti deboli. Ce ne sono, sì: soprattutto dietro, dove il centrale Schulz (classe ’95) cresce all’ombra di Jantschke. E dove il mancino Korb e l’eclettico Wendt finiscono per garantire poca solidità in entrambe le fasi. Yann Sommer,  il portiere: da tenere d’occhio.

GIOCATORE CHIAVE – Sia chiaro: se Sommer è da tenere d’occhio, Hazard è l’uomo a cui dedicare totalmente l’attenzione. Perché il fratellino di Eden è un tipo sfrontato, ma dolce col pallone. A tratti irritante, ma col fare deciso di chi ha l’ambizione di scrollarsi di dosso paragoni e facili paralleli. No, lui ed il talento del Chelsea sono due entità diverse: che magari potranno anche assomigliarsi in campo, però fuori è un’altra storia. È il suo secondo anno al Mönchengladbach, il Chelsea l’ha prestato ancora. Stavolta però il Borussia ha la possibilità di riscattarlo: il prezzo è importante, sebbene non eccessivo. Quegli otto milioni sono infatti stati calcolati anche per aiutarlo: finora in Bundes ha collezionato solo una rete, mentre le presenze ben 44. Che significa? Dovrà crescere. Ma la fiducia attorno c’è. E si fa sentire. Come il suo destro a giro, la soluzione preferita: quello sì che l’ha preso da Eden.

L’ALLENATORE – Storie di predestinati. O anche di rivincite. Lucien Favre si ritrova al tavolo dei grandi dopo una vita passata tra le mense svizzere. Eppure quand’allenava lo Zurigo qualche soddisfazione se l’è tolta. Anzi: più di qualcuna. Chiedere per credere: quella Coppa di Svizzera alzata al cielo col Servette non la dimenticherà mai. E quant’ha goduto, Lucien: sicuramente più dei due titoli nazionali presi coi biancoblù. Perché inaspettata. Perché sofferta. Perché voluta. Esattamente come la Champions col suo Borussia. Ora non resta che portare a termine, o almeno a buon fine, quanto è stato costruito.

Cristiano Corbo

 

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