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Sarri alla Juve, i bianconeri scelgono il bel gioco, il mister corona la sua carriera partita dal basso

Erano in pochi, lo scorso 16 maggio, a poter pensare che sarebbe finita così. Era la vigilia del giorno in cui la Juventus comunicò il futuro di Massimiliano Allegri, che veniva sollevato dall’incarico. Con un addio da re e la conferenza stampa congiunta con il presidente Agnelli, ma la decisione era quella: l’esonero.

Dopo un mese esatto e un tormentone infinito, il profilo scelto è stato quello di Maurizio Sarri. Un cambiamento epocale, una vera rivoluzione, rimanendo nei termini che i sarristi di vecchio stampo ama(va)no utilizzare. Non solo per la Juventus, ma anche per lo stesso Sarri.

LARGO AL GIOCO

Tutti si aspettavano un profilo diverso da Massimiliano Allegri, ma non troppo: la caratteristica di Max che l’ambiente bianconero chiedeva al nuovo tecnico era quella di essere un vincente dal pedigree straordinario, che magari potesse, già solo sulla carta, condurre la squadra a quell’agognata Champions League.

Non è stato così: Maurizio Sarri ha appena vinto il suo primo trofeo in carriera e, checché se ne dica, trattasi di un trofeo minore, un’Europa League che la Juventus, da 8 anni a questa parte, ha disputato soltanto una volta, nel 2012-2013. Un trionfo nell’ex Coppa UEFA è incomparabile a un cammino di alto spicco in Champions League.

Ciò che porta Sarri alla Juve, però, è altro: trattasi di un maestro di calcio nel senso stretto del termine, le cui garanzie risiedono nell’unico giudice supremo, il campo. Alla Juventus, forse, non conta solo più vincere, ma anche valorizzare al meglio il parco giocatori con un gioco che ne metta in risalto le capacità. Non più la gestione, la difesa e l’estro degli attaccanti, dunque, ma il collettivo prima di tutto. Eccola, la rivoluzione bianconera: dall’Allegrismo al Sarrismo, quanto di più agli antipodi si potesse trovare.

IL CAMBIAMENTO DI MAURIZIO

Sarri alla Juve rappresenta, però, il cambiamento definitivo dell’ex allenatore di Napoli e Chelsea. Non parliamo più dell’allenatore di provincia, ma del professionista arrivato al traguardo. Perché, a 8 anni dall’esonero dal Sorrento, Sarri approda nella squadra più titolata d’Italia, coronando un percorso di quasi 30 anni di gavetta. Lo fa ledendo la sua immagine nei confronti del popolo napoletano, che lo aveva visto come alleato nei confronti dell’acerrima rivale, e ora se lo trova sulla panchina della squadra che per 3 anni ha tentato di spodestare. Da parte sua, le emozioni e la passione vengono soppiantate dall’ambizione e della possibilità di allenare, per la prima volta in carriera, una squadra tra le prime 4 in Europa.

Anche per lui, sarà il campo a sciogliere gli ultimi dubbi sulle sue capacità di essere l’allenatore di una squadra così grande: gestione del gruppo e della pressione di una rosa che ha praticamente l’obbligo di (provare a) vincere tutto. La Juventus non ha avuto questi dubbi, visto che il lavoro per portarlo a Torino e liberarlo dal Chelsea è stato incessante e va avanti almeno dalla settimana successiva all’esonero di Allegri.

SARRI JUVE, IL RITORNO DELL’ESTETICA

Il dilemma del bel gioco ha incalzato il palcoscenico del dibattito per anni; la Juventus, con la scelta di Sarri, ha preso un posto ben preciso: la vittoria, assolutamente fondamentale e sempre indispensabile, deve essere accompagnata anche dall’estetica, dalle idee di gioco, dagli schemi e dalla costruzione collettiva. Nessuno sa se la decisione pagherà, ma sta di fatto che è un cambiamento radicale e deciso da parte della direzione sportiva bianconera. E, in questi 8 anni, la dirigenza bianconera ha sbagliato poco.

This post was last modified on 18 Giugno 2019 - 18:06

Luigi Fontana

Sono nato nel 1997 e sono laureato in Ingegneria Informatica. Il calcio è la mia più grande passione e scrivere è lo strumento che utilizzo per manifestare le mie idee e le mie emozioni. "Alcuni credono che il calcio sia una questione di vita o di morte. Sono molto deluso da questo atteggiamento. Vi posso assicurare che è molto, molto più importante di quello".

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Luigi Fontana