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Perché Dybala, ai Mondiali, dovrebbe andarci eccome

Paulo Dybala ai Mondiali: al momento è un’ipotesi lontana – Le parole di Sampaoli, ct della Nazionale argentina, hanno sicuramente destato scalpore. La sola idea di non vedere in Russia lo juventino Dybala e l’interista Icardi, tra i più forti prospetti del panorama calcistico internazionale, lascia di stucco molti tifosi e addetti ai lavori. In particolare, secondo Sampaoli, la Joya bianconera è lontana dal tanto chiacchierato concetto di “top player“: ha bisogno di diventare decisivo nei momenti – delle partite e delle stagioni – che contano (e ha fatto una prova importante a Wembley) per poter entrare in pianta stabile nelle rotazioni di una squadra fenomenale come la Seleccion.

MONDIALE SENZA DYBALA? NO, GRAZIE

Nel 1982, il “VecioEnzo Bearzot scelse con largo anticipo, e nella sorpresa generale, il centravanti della sua Italia Mundial: Paolo Rossi, nonostante i “fianchi da matrona” dei mesi precedenti alla spedizione spagnola. La decisione più sorprendente, però, fu un’altra: a casa rimase nientepopodimeno che Roberto Pruzzo, capocannoniere della Serie A con la maglia della Roma.

Bearzot volle appositamente non convocare entrambi gli attaccanti: Rossi era il titolare designato nella sua mente, e si era promesso di aspettarlo fino all’ultimo secondo possibile (per la cronaca, segnò 6 gol ed eliminò praticamente da solo il Brasile di Zico e Falcao). Sapeva benissimo che, alla prima prestazione poco convincente, tutto il Paese avrebbe iniziato ad incalzare, chiamando a gran voce il nome di Pruzzo. Ma Rossi andava lasciato tranquillo: la sua riserva per quel Mondiale fu Franco Selvaggi, l’unico in grado di “sopportare” Tardelli in stanza e che vantava appena 3 presenze in Nazionale (le uniche della sua carriera).

Ergo: Pablito doveva giocare con la testa libera. A distanza di 36 anni, però, il calcio è cambiato troppo. Se la carriera di Pruzzo non è stata scalfita da quella mancata convocazione, quella del ventiquattrenne Dybala potrebbe anche iniziare a pendere verso il basso. È giovane, voglioso (e capace) di migliorare in molti aspetti: l’esperienza internazionale, intesa anche come “respiro” di un’aria così pura e inconfondibile come quella dei Mondiali di calcio, non può fargli che bene.

COME MESSI NEL 2006

Calma, potenziali iene: se Dybala in primis non vuol essere calcisticamente paragonato a quello che è il suo dio calcistico, figuriamoci se qualcuno possa farlo al suo posto. Il richiamo è spontaneo semplicemente perché anche Lionel Messi, seppur a 19 anni, giocò il suo primo Mondiale da riserva. Era il 2006, altro anno a noi tanto caro: il giovane astro nascente del Barcellona esordì nella seconda gara del girone, contro la Serbia, mettendo a segno un gol e un assist. Tutto il resto è storia.

Oggi, davanti a Dybala, ci sono sicuramente la Pulce, Higuain e Aguero e Di Maria: difficile accettare che, vista l’attuale stagione di Perotti, il romanista possa prenderne il posto. Probabile che, per Lautaro Martinez, valga il discorso di sopra: è aiutato dalla mente libera, che può caratterizzare soltanto un giovane in rampa di lancio, coccolato dal suo popolo.

Dybala, invece, è chiamato ad essere uomo. E provare ad essere uomo con la paura di non esserne capace non lo potrà mai aiutare: il Mondiale è una competizione per calciatori che sanno dare del tu al pallone. E chi ha a che fare con gli occhi lungimiranti e il piede mancino di Dybala tutte le domeniche sa che la Joya bianconera, questa caratteristica, ce l’ha eccome. Un Mondiale senza Dybala, al momento, non sembra essere accettabile.

This post was last modified on 25 Marzo 2018 - 08:37

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