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Editoriale

La ribalta delle medio-piccole e il ritorno delle nobili decadute: la Serie A ritrova il suo fascino

Da qualche anno ormai gran parte degli appassionati di calcio vive nel ricordo di quelli che furono i meravigliosi anni della Serie A. Definita quella vera, avvincente e the best competition in the world. Quella combattuta e di qualità insomma, delle sette sorelle e dei loro campioni che il resto del mondo non poteva fare altro che ammirare. E sognare.

IL FASCINO CHE RITORNA – Disponibilità economiche ingenti, forte appeal all’estero, livello di tatticismo e tecnica così alto da far guadagnare al torneo l’etichetta di “più difficile al mondo”. Eppure, pian piano, qualcosa sembra ritornare alla base come fosse un boomerang lanciato circa vent’anni fa. Qualcosa che sembrava quasi non dovesse tornare più ad appartenerci, racchiusa nel complesso de “la grande bellezza” del nostro campionato. E dunque, a distanza di qualche anno dai primi mugugni e dalle prime esternazioni di malcontento, la Serie A torna pian piano ad affascinare davvero, a rendere incerti proclami e pronostici. Compresi quelli che già scontati.

disfatta juveBIG E SFRONTATE MEDIO-PICCOLE – Le big continuano (in qualche caso riprendono) a fare le big – ad eccezione dell’Inter al momento – pur cadendo di tanto in tanto come a dare l’impressione di rimanere tuttavia vulnerabili, fosse solo per un tallone d’Achille rimasto scoperto prima di scendere in campo. Ma la sorpresa vera arriva da quelle squadre medio-piccole come Torino, Atalanta e Genoa che, anche se non riusciranno a lottare per la vittoria del campionato, sino ad oggi hanno ampiamente dimostrato di poter fungere da crocevia stagionali per le sorti dello stesso. Ne sa qualcosa la Juventus, che a Marassi ci ha lasciato le penne e la dignità, con una vasta collezione di voti negativi in pagella ed una prestazione che definire sottotono rappresenterebbe un insulto all’enorme gara di spessore interpretata dai terribili ragazzi di Juric.

NOBILI DECADUTE RITORNANO – Lo conferma anche la Roma di Dzeko-Perotti-Salah, che all’Atleti Azzurri d’Italia è stata messa sotto appena una settimana fa dalla sorprendente e giovane Atalanta di Gasperini, così come all’Olimpico di Torino dai granata di Mihajlovic, quest’ultimo tornato sergente in un ambiente forse più consono. Lo ribadisce il Napoli, anch’esso affondato a Bergamo da un gol di Petagna. Ma non solo. La stagione 2016/2017 ripropone due nobili decadute ai vertici del campionato: ovvero Milan e Lazio. Nel loro insieme queste squadre lottano contro l’aspettativa generale che tutto sommato ancora non crede al ritorno di questa bellezza e di questa concretezza, come se da un momento all’altro le sorprese possano tornare a deludere, e che pure la fortuna prima o poi volterà loro le spalle.

UN CALCIO ALLA NOSTALGIA – Questa Serie A potrebbe zittire i soliti nostalgici scassapalle (compreso chi scrive, anche se per motivi un po’ differenti e più legati al business), che da anni sostengono quanto la qualità generale del torneo made in Italy sia bassa. Sciatta addirittura. 
Tutto ciò – è bene sottolinearlo – lo permette anche la Juventus, nonostante gli evidenti meriti altrui, che spesso gioca male e non risulta all’altezza di se stessa, prima ancora che dell’avversario. E in campi come quelli di Bergamo, di Genova o dell’altra sponda di Torino, con squadre che vanno a mille (e che si esaltano maggiormente quando ospitano la capolista), al netto di assenze pesanti e fatiche europee diviene tremendamente dura reggere l’urto dell’impatto. Un po’ come lo era ai tempi del Tardini, ma anche del vecchio Friuli di protagonisti divenuti vintage come Turci e Sosa (chi ricorda il 2-2 del ’98?).

MERITO DI TECNICI E GIOCATORI – Gran parte del merito appartiene ad una nuova classe di tecnici che, pur preparati tatticamente come tradizione tricolore vuole, riesce ad amalgamare un mix di accortezza e bel gioco, che a tratti appare addirittura sfrontato. Specie al cospetto delle grandi e alla faccia di chi sostiene a gran voce teorie di “scansamenti”. Ma il merito, udite udite, gli allenatori lo condividono a pari merito con i calciatori, quelli della nuova generazione. Gli stessi che magari prestano più attenzione alle acconciature rispetto ai ragazzi di quindici o vent’anni fa, ma che in questo momento corrono sui campi di Serie A come dannati. Sono i vari Kessiè, Gagliardini, Donnarumma, Locatelli, Barreca, Belotti, Benassi, Ocampos, Simeone. Gente che di tanto in tanto si becca un “pagliaccio” di troppo che deriva dall’acconciatura o da un’esultanza particolare, o magari per la giovane età che li rilega di diritto nell’universo dei -minkia. Adesso è però giunta l’ora di ricrederci tutti, provando a dare la giusta e meritata fiducia a nuove realtà che ricordano le vecchie. Quelle che ci fanno ancora sorridere e rimpiangere tempi che sembra(va) non dovessero tornare più.

Rocco Crea (Twitter @Rocco_Crea)

This post was last modified on 27 Novembre 2016 - 21:46

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