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Il Dio denaro nel calcio: tra uscite di strada da un lato e i “normali” dall’altro

Quando nel calcio, di qualsiasi categoria, si dice che un giocatore abbia gli attributi, ci riferiamo al ragazzo con la giusta cattiveria agonistica e quella voglia che gli permette di fare la differenza in campo. Un calciatore che non ha paura dei contrasti con gli avversari e che possiede una personalità da leader, in grado di tirar fuori la propria squadra da situazioni complicate. Uno che trascina, insomma.

Former England footballer Paul Gascoigne leaves a Thanksgiving Service to remember the life of former England football manager Sir Bobby Robson, at Durham Cathedral in Durham, north-east England on September 21, 2009. Robson, who had fought repeated battles with cancer, finally succumbed to the disease on July 31, at the age of 76. About 1,000 guests paid final tribute to Sir Bobby with a service that was broadcasted live on television and beamed to giant screens at Ipswich and Newcastle, two of the clubs Robson managed during a career which also included successful spells at Barcelona, PSV Eindhoven and FC Porto. AFP PHOTO/PAUL ELLIS

IL DIO DENARO NEL CALCIO CHE CONTA – Una cosa diversa, però, è il calcio che conta, dove a certi livelli cominciano a girare talmente tanti soldi da non riuscire più a capire da dove arrivano e dove metterli. Le persone “normali” la pensano così. I giocatori sotto questo profilo conducono una vita agiata e, come potrebbe capitare ad ogni essere umano con le tasche stracolme di denaro, è possibile che ciò li conduca verso strade non proprio ideali. Chi si ricorda Paul Gascoigne? L’ex giocatore, tra le altre, di squadre importanti come Newcastle e Lazio, ormai ritiratosi dal calcio giocato, era un centrocampista molto abile e completo che, tuttavia, ad oggi è ricordato più per i problemi di alcol e la sua vita sregolata che per le gesta sportive. Le immagini di Gascoigne, di recente uscite sulle pagine dei tabloid britannici, danno proprio l’idea di come “Gazza”, così veniva soprannominato il giocatore inglese, abbia avuto un vero e proprio tracollo nella vita post calcistica.

Certo, può essere che ci sia una propensione anche caratteriale in determinati comportamenti, del resto di Gaiscogne ricordiamo anche il personaggio; simpatico ma un po’ fuori dagli schemi.

Ma i nomi da citare sarebbero molti. I vari George Best, per fare un esempio. Uno dei più grandi calciatori di oltremanica se non il più grande, genio e sregolatezza per il Manchester United. Da ultimo, poi, il calcio nostrano, che ha partorito un fuoriclasse vero, i cui comportamenti dentro e fuori il rettangolo verde, peraltro, lo hanno indotto a essere bersagliato di continuo dai media di tutto il mondo. Ci riferiamo, è evidente, a Mario Balotelli. Un giocatore esploso appena diciottenne nell’Inter di Mourinho ma, ben presto, travolto da denaro ed eccessi. Non sono casuali le recenti parole del suo procuratore Mino Raiola: “…la sua testa è sempre stata un po’ così: se avesse avuto quella di Zlatan (Ibrahimović ndr), con il suo talento avrebbe vinto già 5 Palloni d’oro.”. Ne siamo certi anche noi. Mario avrebbe ancora tutte le carte in regola per essere il giocatore italiano più forte in circolazione, peccato per i suoi atteggiamenti sempre al limite che non gli hanno permesso di fare la differenza. Eppure, abbiamo visto di cosa possa essere capace, come in occasione degli Europei di calcio del 2012 con la sua incredibile doppietta rifilata alla Germania in semifinale, riuscendo in pratica a far vincere l’Italia da solo. Balotelli è così, lo si ama o lo si odia, non puoi farci niente. Oggi a 26 anni, diventato un attaccante del Nizza, può davvero cambiare ed intraprendere una volta per tutte la giusta strada verso la gloria. Purché non sia trascinato di nuovo fuori corsia dagli eccessi e dal Dio denaro, molto difficile da tenere a bada, specie per lui.

RAGAZZI E UOMINI “NORMALI” – Poi, per fortuna, ci sono loro. Quelli che a prescindere da quanto il portafogli sia gonfio e stracolmo, perché nel calcio è così, conducono una vita per quanto possibile normale e da professionisti esemplari. Ragazzi anche giovanissimi che, con la propria forza caratteriale e con i famosi attributi, non si lasciano abbindolare dal luccichio dei soldi riuscendo, come si suol dire, ad arrivare in alto e diventare campioni, nello sport e nella vita di tutti i giorni, trascinati solo dalla voglia di giocare a pallone incantando gli occhi dei tifosi e senza, per forza, lasciarsi andare ad una vita da divi. Pur riuscendo a guadagnare molto e, consentiteci, con pieno merito. Dopotutto, senza essere ipocriti, se uno come Messi o Cristiano Ronaldo riesce ad intascarsi tutti quei soldi, come puoi fargliene una colpa? E’ il calcio, uno sport ormai diventato un business irrefrenabile.

GRAZIE LEO E UNA MERITATA SERENITÀ – Questo vale anche per noi italiani. E senza fare tanti nomi, dato che il passato ne è stracolmo, possiamo e vogliamo citarne solo uno. Non solo la Juventus ha calciatori che sono riusciti a diventare famosi o, quantomeno a raggiungere palcoscenici importanti come la Serie A ma, tra i bianconeri, spicca ad oggi, tra gli altri, Leonardo Bonucci. E’ il suo momento, d’altra parte. Un grande calciatore che, dopo tanta gavetta, è arrivato al vertice del calcio in Italia e nel mondo. Tanti soldi, dunque, che possono fare le fortune di una persona come lui che, tuttavia, non sono tutto. “La vita è un’altra cosa…”, come detto da lui stesso nella conferenza stampa prima di Italia-Spagna. E si è commosso.

Qualcuno potrebbe dire che in questi giorni spesso ci è capitato di vedere giocatori piangere. Ma perché? Con tutti quei soldi si permettono anche di piangere? Senza ipocrisia o retorica vi diciamo che sì, è possibile. Non sono robot, sono persone, anche se la vita gli può sorridere con più convinzione rispetto ai tantissimi lavoratori che se riescono a portare a casa la pagnotta per cena è tutto l’oro del mondo.

Ebbene Bonucci ci ha dimostrato che, al di là degli schermi di una televisione, al di là dei tanti soldi che un giocatore può guadagnare, prima di tutto si è uomini. Il problema di salute del figlio lo ha portato addirittura lontano dai campi di gioco ma la sua umiltà ha fatto sì che il tutto non degenerasse nei classici scoop e notizie da gossip. E’ passato tutto in sordina, pur sapendo i tifosi che la situazione fosse difficile, a dir poco.  È per questo Leo che vogliamo ringraziarti; per averci dato ancora più consapevolezza, soprattutto in momenti non proprio floridi per il nostro Paese, che il calcio in fin dei conti può non essere troppo lontano dalla realtà delle persone comuni. Questo ti fa onore e da stasera, più che mai, faremo il tifo per te, augurandoti un po’ di meritata serenità con la tua famiglia.

Andrea Bernardini

This post was last modified on 6 Ottobre 2016 - 19:18

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