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Dall’Inferno al Paradiso, dal Paradiso all’Inferno. Dieci anni dopo, la Juve è sempre la Regina

10 anni fa la Juventus varcava le porte dell’Inferno. Guido Rossi come Satana, i bianconeri come una povera anima che veniva gettata nel girone dantesco più infimo. Sembrava un punto di non ritorno: scagliati lì, nei bassifondi della serie cadetta, con 30 punti di penalizzazione, una storia infangata indelebilmente e una porta chiusa a chiave; sì, la Juve era sparita, e non sarebbe mai più tornata.

MA…- I filosofi Giambattista Vico e Frederic Nietzsche hanno affermato, nelle loro opere, che il tempo sia ciclico; i fatti, dunque, si ripetono e non c’è nessuna speranza di sfuggire al fato. La Serie A 2005-2006 si concluse con la Juventus a 91 punti e l’Inter a 76, ma, nelle statistiche, quell’annata viene ricordata come quella del 14° scudetto nerazzurro. Sembrava finita un’era: basta con i soprusi bianconeri, ritornerà il calcio onesto. E – con qualche riserve – per qualche anno è stato così. Ma da cinque anni a questa parte, la Juventus è tornata a recitare la parte del leone, e le altre povere gazzelle cercano di fuggire. Ma fuggire non basta, neanche se il leone ti dà un girone di vantaggio: prima o poi ti prenderà e ti sbranerà.

OLTRE IL CAMPO – La rinascita bianconera è avvenuta in due sedi, separate ma unite: il campo e la scrivania. In campo, grazie a un condottiero valido come Antonio Conte, capace di portare al successo una squadra che sembrava allo scatafascio, e al suo successore Massimiliano Allegri, la serenità fatta allenatore, allo stesso modo del leccese grande sia a livello tecnico che a livello umano.

Ma, fuori dal campo, tra il periodo buio 2006-2011 e il quinquennio d’oro 2012-2016 c’è stata una scudetto 2005-2006rivoluzione fondamentale: via personaggi senza carisma come Cobolli Gigli, Secco e Blanc, incapaci di far risalire una squadra pur spendendo importanti cifre economiche (50 milioni per i fenomeni Diego e Felipe Melo), e dentro dirigenti capaci, con una personalità fuori dal comune, di assemblare una squadra meravigliosa e di motivarla anno dopo anno, di creare un gruppo, una famiglia, e di ottimizzarla al massimo. Il presidentisssimo Andrea Agnelli, mente brillante – infatti è membro del comitato esecutivo UEFA – e la coppia d’oro Marotta-Paratici, che non ne sbagliano una.

PERIODO BUIO – Si è arrivati a un periodo buio, dunque, nerissimo. Ma non per la Juve, bensì per le altre. Come una fenice, dalle sue ceneri la Vecchia Signora è rinata, più forte di prima e con delle ali più grandi, in modo da poter guardare a un orizzonte più lontano rispetto a quello precedente, e gli altri, invece, sono rimasti con i piedi piantati nel cemento, incapaci di rialzarsi e di procedere al passo della Juventus, che, proprio come nell’ultimo campionato, ha dato loro del vantaggio, ma poi è riuscita a superarli e ad allontanarsi inesorabilmente. E dunque, siamo qui a commentare, dieci anni dopo, una Juventus assoluta padrona della Serie A, che vince scudetti e coppe nazionali come fossero torneini da spiaggia ed è l’unica squadra italiana che se la lotta fino all’ultimo minuto, e talvolta vince pure, contro le grandi d’Europa; siamo qui a commentare una campagna acquisti, al 14 luglio, che ha portato a Torino Dani Alves, Pjanic, Benatia, mentre le altre squadre o non hanno chiuso per nessuno oppure acquisti di terza o quarta fascia.

Dieci anni dopo, siamo qui a commentare come la Juventus sia passata dall’Inferno al Paradiso, causando di nuovo l’Inferno, non per sé stessa, ma per chiunque si metta sul suo cammino.

 

This post was last modified on 15 Luglio 2016 - 12:18

Luigi Fontana

Sono nato nel 1997 e sono laureato in Ingegneria Informatica. Il calcio è la mia più grande passione e scrivere è lo strumento che utilizzo per manifestare le mie idee e le mie emozioni. "Alcuni credono che il calcio sia una questione di vita o di morte. Sono molto deluso da questo atteggiamento. Vi posso assicurare che è molto, molto più importante di quello".

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Luigi Fontana