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La Juventus si è finalmente regalata una domenica “normale” battendo più nettamente di quanto espresso dal punteggio finale un’ Atalanta invero piuttosto deludente, ancorché molto generosa nel concedere lande esagerate alle percussioni bianconere.

La vittoria, che gioverà senz’ altro al morale, rinfranca a sua volta la certezza di aver recuperato una fase difensiva affidabile ( terza partita consecutiva con la porta immacolata e poco attentata ) e dirime definitivamente il tormentone attizzato in settimana da Zamparini: quello afferente lo scarso impiego di Dybala, che l’ allenatore attualmente in carica ha cercato di minimizzare appellandosi al minutaggio sinora concessogli.

La Joya, del tutto indifferente alla ridda di opinioni, anche divergenti, relative al suo effettivo valore, piuttosto che all’ utilizzo od al prezzo pagato per garantirsene le prestazioni, ha risposto sul campo, unica sede in cui un vero campione ha il diritto/dovere di replica e, spargendo la sua classe adamantina senza risparmio, ha allestito uno show ad altissima gradazione tecnica ed agonistica che ha illuminato la manovra tendenzialmente lineare della premiata compagnia sabauda.

Per la realizzazione dello stesso, il fuoriclasse argentino, indiscutibilmente “man of match”, si è avvalso della collaborazione di un P. Pogba quasi ritrovato al meglio delle sue enormi potenzialità; la crescente intesa tra le due giovani gemme ha generato un’ esibizione di arte prestipedatoria solo parzialmente contenibile con la rudezza da frustrazione dei malcapitati avversari e non tramutatasi in un bottino diverso da quello comunemente detto “all’ inglese”, sia per l’ appannata condizione dell’ abulico centrattacco croato, che per il penalty fallito dal delfino di Francia ( unico neo di una prestazione assolutamente ottima ), il cui tentativo di trasformazione è stato inspiegabilmente precluso all’ ex rosanero panormita, nonostante i crediti maturati in corso d’ opera, ed il non trascurabile dettaglio di averne procacciato l’ assegnazione.

Peccato, il talento di Laguna Larga avrebbe meritato la possibilità di sancire una doppietta.

Le luci della ribalta sono state catturate dai gioielli, ma la bigiotteria non ha sfigurato. Pur senza squilli particolari, l’ insieme ha confermato un progresso fisico generale ( purtroppo macchiato dal solito infortunio muscolare, questa volta occorso al tucumano ), ed una quadratura tattica meno raffazzonata che gli orobici hanno subito senza soluzione di continuità, giacché i loro rigurgiti di vitalità, scarsamente intensi, avrebbero potuto risolversi positivamente solo con una collaborazione più partecipativa di Bonucci.

La storia di una contesa peraltro mai nata si è interrotta del tutto ad un quarto d’ ora dal suo termine ufficiale, allorché i bergamaschi sono stati costretti all’ inferiorità numerica per il doppio giallo di Toloi. Quanto ne è seguito, fatto salvo il calcio di rigore sciupato, sarà ricordato con la stessa emozione che può suscitare uno sbadiglio, ma in fondo è giusto così; tutto quel che doveva accadere era già stato consumato.

Aver vinto convincendo è buona cosa, tuttavia Madama dovrebbe indursi a spalmare la brillantezza su entrambe le frazioni di gioco; migliorare la propensione collettiva ad offrire più alternative di passaggio all’ occasionale portatore di palla e far circolare la stessa meno lentamente. È comunque già importante che in nessun frangente di gara siano state rimpiante o rammentate le assenze di Cuadrado e del grandissimo Barzagli.

Ogni speculazione sui moduli e/o sulle diverse disposizioni assunte dalla Juventus in partita sarebbe pleonastica. L’ assetto tattico mediamente ricalcato, anche durante il confronto con la Dea è stato il 4-4-2 elastico di trapattoniana memoria; quello mentale, altrettanto importante, non è dispiaciuto e si è probabilmente alleggerito di qualche ansia in virtù delle performances scodellate da coloro che, per grazia di Eupalla, sono deputati alla risoluzione dei rompicapi.

La parola d’ ordine vigente a Vinovo, ora, può essere soltanto questa: continuità. Senza indugi, frenesie, sbirciatine alla classifica ed annesse fantasticherie relative al suo miglioramento. L’ unico futuro che Madama deve considerare degno di attenzione si veste di neroverde e verrà dipanato sul prato del Mapei Stadium di Reggio Emilia al cospetto del sempre insidioso Sassuolo.

La password per accedere al livello successivo potrebbe in quella circostanza cambiare caratteri e chiamarsi, ad esempio, Morata, ma l’ approccio ed il piglio da applicare per violare quel portale dovranno essere quelli di chi lo attraversa come non ci fosse un domani.

Tutto il testo è fuffa o, peggio ancora, l’ eco stentoreo del mantra cantato allo stordimento da quanti/e, incapaci di accettare il presente, si rifugiano stolidamente nel paradiso immaginario di un maggio obbligatoriamente premiante.

Ezio MALETTO ( Twitter @EzioMaletto )

This post was last modified on 26 Ottobre 2015 - 12:29

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