Padoin, talismano Juve: ha vinto 5 tricolori come Boniperti

Il più acclamato dai tifosi, il più amato dagli allenatori e il più coccolato dai compagni, ma Simone Padoin ora è anche il “panchinaro” più titolato di sempre della serie A. Con il quinto scudetto ha superato miti come Van Basten, eguagliato Boniperti e messo nel mirino Zoff: sembra uno scherzo alla storia del calcio e invece è tutto vero. Simone Padoin è un umile gregario, riserva fondamentale e uomo spogliatoio per eccellenza, ma anche talismano ufficiale dei bianconeri. Da quando la Juventus l’ha ingaggiato nel gennaio 2012, pagando 5 milioni di euro all’Atalanta per un centrocampista di 28 anni, la pioggia di scudetti non si è mai interrotta.

Padoin

Come si legge sul quotidiano “La Stampa”, un po’ per questo e un po’ per le sue doti umane, Simone Padoin (106 presenze e 3 goal in 5 anni) è diventato il senatore non giocatore dei campioni d’Italia. “Sono consapevole dei miei limiti – è il suo pensiero – e mi alleno con compagni più forti di me, ma far parte di una squadra così è la mia più grande vittoria”. A sua insaputa è diventato un simbolo di questa Juve, al punto di meritarsi pagine celebrative su Facebook e un coro tutto suo. “Che ce frega di Leo Messi noi abbiamo Padoin”, l’hanno cantato tutti i tifosi bianconeri nella finale di Champions a Berlino e anche i fan cinesi (in italiano) nell’ultima tournee estiva.

Simone Padoin è l’uomo in più di questo gruppo, celebre il fotomontaggio con il Pallone d’Oro affisso da Sturaro nello spogliatoio di Vinovo, dopo esser stato l’uomo in più di Conte, che l’ha voluto fortemente in bianconero per quella rara capacità di farsi trovare sempre pronto anche dopo infinite collezioni di panchine. Perché Padoin, dove lo metti sta: centrocampista, ala, terzino, persino regista, spaziando dalla fascia destra a quella sinistra. Difficile trovarne di più preziosi e silenziosi. Allegri la scorsa stagione l’ha utilizzato 34 volte per 1804 minuti, mentre quest’anno il jolly bianconero ha collezionato appena 570 minuti con 13 presenze in tutto e la ferita dell’esclusione dalla lista Champions. Lui ha saputo aspettare, prendendosi il boato più grande allo Stadium quando è entrato nei minuti finali di Juve-Palermo e ha trovato un goal che mancava da due anni. Il tempo è sempre galantuomo.

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